Episode Transcript
[00:00:00] Speaker A: Con il decreto piante dosi viene detto che non appena si effettua un'operazione di soccorso bisogna dirigersi il più velocemente possibile verso il porto a seguito dell'autorità e questo impedisce di fare altre operazioni di soccorso.
La praxis attraverso la quale vengono dati sempre porti lontani porta l'ONG a spendere più tempo navigando verso questi porti e a stare meno tempo nel metere da un centrale dove dovrebbe essere.
[00:00:29] Speaker B: Quello che avete sentito è Jonathan Nani Laterra, SAR Coordinator.
Il suo ruolo, appunto, è coordinare le operazioni di ricerca e soccorso della Life Support.
E quello di cui parla, ovvero la prassi del Viminale di assegnare porti lontani alle navi delle ONG, lo stiamo per sperimentare.
il nostro porto di sbarco infatti sarà Ravenna Ravenna a mille miglia di distanza dal punto del salvataggio Ravenna ovvero quasi cinque giorni di navigazione in più e altri cinque per poi tornare nell'area di ricerca e soccorso ogni giorno impiegato a raggiungere un porto lontano è un giorno sottratto all'attività di salvataggio e significa aumentare i costi per una nave come questa.
Tradotto in denaro, 940 mila euro in più durante tutto l'anno scorso, come calcola l'ultimo rapporto di emergency.
Ma soprattutto, questi giorni di nave aggiungono stress e sofferenza ai naufraghi.
facilitano la diffusione di malattie contagiose, come la scabbia, e rischiano di peggiorare altri disturbi.
I naufraghi, fino a ora, non sanno dove sono diretti.
Per comunicarlo, lo staff di emergency convoca tutti sul ponte.
Il capitano della nave, Domenico Pugliese, prende il microfono.
Si fa silenzio.
[00:02:19] Speaker C: Buongiorno a tutti.
[00:02:24] Speaker B: È un momento che ha una sua solennità.
È quando le persone salvate si rendono conto che sono davvero al sicuro.
Io sono Erika Manna.
Sono una giornalista.
E questo podcast si chiama La linea d'acqua.
Voci dal Mediterraneo centrale.
e racconta le traiettorie e le storie che si intersecano sulla rotta più pericolosa del mondo lungo questo confine invisibile che però è capace di fare la differenza tra la vita e la morte.
[00:03:03] Speaker C: Sono molto felice di essere qui.
Sono molto felice.
Domenico.
[00:03:21] Speaker B: Pugliese, il capitano della nave, è emozionato e si vede Occhiali da sole a specchio, in piedi davanti ai naufraghi, dice in inglese. Sono contento che vi abbiano trovato.
Noi tutti sappiamo a cosa siete scampati.
E ancora, è impressionante il viaggio che avete affrontato per ottenere libertà e rispetto per le vostre vite.
[00:03:51] Speaker C: È un giorno molto felice perché potete tornare in paese.
Girerete.
[00:04:00] Speaker B: Pagina nella vostra vita, farete tesoro di questa dolorosa esperienza.
Siete diretti in una nazione libera dove i diritti umani sono già vostri.
E poi, eccolo, l'annuncio.
Accanto a lui, Yassin, il mediatore culturale, srotola una grande mappa dell'Italia.
[00:04:31] Speaker C: Italia.
[00:04:39] Speaker B: Ravenna.
Nessuno dei naufraghi l'ha mai sentita nominare Ravenna. Ma l'Italia, sì.
Ora c'è una destinazione, un punto di arrivo e di inizio.
Kevin, il ragazzo partito dal Cameron, ve lo ricordate, mi chiede se Ravenna è vicino a dove vivo io.
Gli rispondo che no, non proprio, io sto a Genova, ma anche lì a Ravenna c'è il mare.
Lui nella vita vuole fare il pescatore, guidare le barche, e dunque questa informazione lo rassicura.
Dopo l'annuncio della destinazione, il ponte è come attraversato da una scossa elettrica.
C'è chi applaude, chi si commuove.
Alcuni naufraghi chiedono di prendere la parola, si avvicinano al microfono.
Sono parole di gratitudine.
Poi tocca a una donna.
È una delle signore che teneva con sé l'immagine della Madonna Copta plastificata. Ve la ricordate? La mostrava e sorrideva appena salita sul ponte dopo il salvataggio.
Yassin Ramadafa traduce le sue parole.
[00:06:15] Speaker A: In Libia.
[00:06:22] Speaker B: Ci sono esseri umani che uccidono altri esseri umani.
Aiutate le persone che sono in Libia.
Molte donne sono incinte, non hanno voce, E poi, buona Pasqua.
Perché, lo dicevamo, la maggior parte dei naufraghi sono cristiani.
E questa, per loro, sarà una Pasqua diversa da tutte.
Una specie di resurrezione.
[00:06:59] Speaker D: Stiamo preparando per la Pasqua molti dei nostri ospiti, secondo le tradizioni cristiane.
Quindi vorremmo regalare anche per loro un momento di gioia e di condivisione, nonostante che i nostri mezzi ovviamente a bordo sono un po' limitati.
[00:07:15] Speaker B: Lo aveva promesso Sauro Forni.
Torta tenerina.
E dunque, promessa mantenuta.
In cucina c'è più fermento del solito, Nello sta preparando i bignè, che sono il suo cavallo di battaglia, mi assicurano.
Gabriele si aggira tra infiniti pentoloni che ribollono, mentre Sauro taglia la sua torta in tanti quadrati.
Sauro Forni è lo storico ferrista di Gino Strada.
Infermiere, ha lavorato al suo fianco per una vita, Lui, Gino, lo chiamava il Lionel Messi della Sala Operatoria.
[00:08:07] Speaker C: Fa una presentazione che ricordo ancora con grande piacere perché non fu certo avaro di lodi, però terminò a discorsi dicendo e sappiate che questo è il Lionel Messi della Sala Operatoria.
Io feci la mia presentazione, il problema è che il giorno dopo io non riuscivo a girare per Livorno, perché tutti mi fermavano e mi dicevano, ma tu sei Messi? Ma tu sei Messi? Ma tu sei Messi? Questa me la sono portata dietro per anni, devo dire, poi finalmente dopo un po' la gente, insomma, è cambiata così, questa cosa un po' me la sono portata dietro, ma devo dire che anche recentemente mi è capitato che qualcuno al festival che facciamo a Reggio Emilia ogni anno mi dicesse, ma tu sei quel famoso Messi? Eh, sì, sono sempre io.
[00:08:44] Speaker B: Sauro segue Emergency fin dall'inizio, dal 1994.
[00:08:49] Speaker C: A un certo punto vengo a sapere, più o meno nel 2005, che Emergency stava costruendo una carichirurgia in Sudan. Io lavoravo in sala apertura di carichirurgia all'ospedale di Bologna, a Sant'Orsola.
Mando il curriculum e così. Doveva essere un'esperienza che durava sei mesi, come duravano le missioni, poi è durata al momento, sono 17 anni che lavoro con Emergency.
[00:09:08] Speaker B: Con Gino Strada, racconta, è stato un incontro tra animi affini.
tra due persone che parlano la stessa lingua.
Accento a parte.
[00:09:21] Speaker C: Col Gino è stato una cosa... è stato un rapporto bellissimo.
Siamo conosciuti nel 2008, durante la mia prima missione.
Fu un colpo di fulmine, diciamo, nel senso che lo conoscevo chiaramente.
Una delle cose che mi fece più ridere è quando io, alla mattina, quando arrivava Gino in ospedale, era sempre un momento, no? Arrivava Gino, quindi erano tutti abbastanza tesi. Avevamo la fama di essere un po' burbero in sala operatore, quindi le colleghe che erano con me internazionali mi dicevano di fare l'intervento con Gino.
Allora io ero in sala operatore e quando lui entra, la cosa che mi fece un po' ridere e sorridere, fu che lui mi disse... Ciao, io sono Gino. Io lo vorrei come poter dire... Sì, sei Gino. Io sono Sauro.
Lui era teso perché si avvicinava in quegli anni alla cardiochirurgia, una cosa che aveva fatto in gioventù, ma poi aveva fatto un altro tipo di chirurgia, per cui pensiamo che era un po' teso. Io, con una battuta, stemperai un po' la tensione. Lui rimase molto colpito da questa battuta, dall'accento bolognese. Cos'hai detto?
Ma non so, lui continuava a dirmi, magari dobbiamo fare questo intervento, c'è questa brutta valvola, dobbiamo forse cambiarla.
Io insomma dicevo, va bene Gino, cambiamo la valvola. Ben o mano in curriculum di valvole ne avevo cambiate parecchie fino a quel momento, come ferrista. E a un certo punto io gli dissi una battuta, un modo di dire che c'è dalle nostre parti, che non è molto elegante. Io gli dissi, guarda Gino, io ho visto dei cani cagare dei violini, e lui ha questa cosa, disse, cos'è che hai visto te? Ho detto, ho visto dei cani cagare dai violini, che è un modo di dire, insomma, qualcuno l'abbiamo vista.
E da lì, dopo, invitò cena a casa sua a Khartoum quella sera lì e poi dopo per anni siamo andati avanti.
Negli anni in cui sono stato in Sud, sono stato molto fortunato perché ho sempre avuto la fortuna di lavorare con lui, con tanti altri chirurghi, devo dire, straordinaria, un'esperienza straordinaria perché hai la possibilità di aprirti al mondo.
[00:11:32] Speaker B: Sarà un caso, o forse no, ma questa chiacchierata a bordo della Life Support, mentre siamo diretti a Ravenna, avviene proprio nel giorno del compleanno di Gino Strada, il 21 aprile.
[00:11:50] Speaker C: Oggi Gino compierebbe 77 anni, perché lui era nato il 21 aprile del 1948, sesto San Giovanni.
Lo ricordo sempre con grande piacere perché ho avuto la fortuna di condividere dei suoi compleanni con lui ed era una cosa che lui tendeva sempre a minimizzare, non amava moltissimo i suoi compleanni.
Però a me piace ricordare che oggi sarebbe stato il suo compleanno, mi piace molto.
Credo che aver la fortuna di aver vissuto con lui non solo il lavoro, dove ho imparato tanto, tanto di come si lavora in determinati contesti. Io avevo tanta esperienza, ma non certo in quei contesti, quindi la sua visione era fondamentale.
ma sono anche tutti i momenti non di lavoro che ho avuto la fortuna di vivere con lui, l'ascoltarlo spesso quando parlava o faceva interviste via radio, quindi essere lì con lui, sentire i suoi ragionamenti, il suo pensiero, le sue parole di una semplicità disarmante che arrivavano tantissimo, una visione sempre nitida del mondo.
e poi tantissime cose fatte insieme, gli scherzi, prendersi in giro reciprocamente per l'Inter, per la Io Io Sono Juventino, quindi i momenti sono stati veramente tanti, belli.
[00:13:18] Speaker B: Nel giorno di Pasqua tutti ci mettiamo in coda con il nostro piatto e ci sediamo a mangiare insieme sulle panche sul ponte.
riso, pollo e poi la famosa torta che riscuote un successo incredibile.
C'è aria di festa, musica.
Eleonora Splendi, la giovane dottoressa volontaria, organizza una piccola lezione di italiano.
[00:13:54] Speaker C: Ciao!
[00:13:55] Speaker B: Ciao!
[00:13:56] Speaker E: Ciao! Come stai?
[00:13:59] Speaker C: Come stai?
[00:14:00] Speaker E: Come stai?
[00:14:02] Speaker B: I naufraghi si siedono sulle panche a seguire. Qualcuno prende un foglio e una penna e prende appunti.
[00:14:11] Speaker E: Ciao!
[00:14:13] Speaker C: Ciao!
[00:14:13] Speaker E: Come stai?
[00:14:14] Speaker C: Tutto bene.
Ciao!
[00:14:19] Speaker E: Devi chiedere come sto.
[00:14:21] Speaker C: Tutto bene che non stai bene. Come stai?
[00:14:25] Speaker B: Sauro chiacchierà con alcuni naufraghi.
Ripete a tutti il suo consiglio, con quel modo di fare apparentemente burbero che non inganna nessuno.
Imparate bene la lingua del paese dove andate, dice, mi raccomando.
Mi spiega poi cosa rappresenta per lui la missione sulla life support.
[00:14:52] Speaker C: Devo dire che è l'esperienza, per distacco forse, l'esperienza professionale più intensa che io abbia fatto in vita mia.
Perché senti l'utilità del tuo lavoro e devo dire che come lo senti quando fai questo lavoro in mare, devo dire...
supera tutto il resto perché li trovi in situazioni veramente disperate e non è una situazione clinica dove noi siamo addestrati a farlo, li ritrovi veramente in un momento della loro vita disperato, perché ti capita di salvarli in momenti in cui la differenza di pochi minuti dal salvataggio possono fare la differenza tra la vita e la morte e quindi il peso di quelle vite è veramente completamente diverso.
In quel momento lì le persone stanno veramente per morire e tu le togli dal mare e questo devo dire è una cosa grandiosa.
[00:15:47] Speaker B: Gli chiedo cosa gli è rimasto più impresso durante queste missioni nel Mediterraneo.
[00:15:55] Speaker C: C'è questa narrazione sull'immigrazione, tutti giovani, forti.
Io ricordo con grande stupore quando in un salvataggio salvammo una signora di 78 anni che fuggiva dalla Siria. Non mi era mai capitato una signora così. Mi era capitato di avere uomini sulla sessantina, di fare salvataggi con uomini sulla cinquantina, sessantina, che per certi canoni africani o comunque medio orientali sono età già molto avanzate.
ma a una donna di 78 anni non mi era mai capitato.
Ho provato ad immaginare come potesse essere la disperazione di una persona che a quell'età decide di lasciare il suo paese, di intraprendere un viaggio veramente nell'ignoto.
Il livello di disperazione che devi raggiungere per arrivare a pensare di fare quel viaggio, quella tratta che sappiamo essere la più pericolosa, la rotta migratoria più pericolosa.
[00:17:02] Speaker B: La sera, l'area Shelter sembra un cineforum.
Dario Bosio, fotografo e documentarista, che qui a bordo per emergency è communication officer, ha organizzato la proiezione delle immagini del salvataggio.
Dario è originario di Ventimiglia.
Ha documentato le immigrazioni in Europa e in Medio Oriente.
A ogni fotografia, soprattutto quando appare sullo schermo la nave di emergency, i naufraghi esplodono in un applauso.
Il clima è da tifo.
Arriveremo a Ravenna il giorno dopo.
Lo si intuisce dal colore del mare che è già cambiato, più sbiadito e calmo.
E alla fine, eccolo, il POS, Place of Safety, il porto sicuro.
Ravenna si annuncia come un'ombra, una sagoma stilizzata su quel marefermo che si ingrandisce via via mentre ci avviciniamo.
È il 22 aprile, non c'è un filo di vento.
Il sole brucia già sulla pelle, come un anticipo di estate.
Entriamo in porto, scortati dall'imbarcazione della Capitaneria e della Guardia di Finanza.
Ci aspettano ancora ore di attesa.
Le lunghe procedure di identificazione delle persone migranti, i controlli di polizia, la visita medica, I naufraghi vengono vestiti dagli operatori sanitari con tute azzurre con il cappuccio.
Ci sfilano davanti così.
[00:19:05] Speaker E: Ci abbracciano.
[00:19:11] Speaker B: I movimenti impacciati dalle tute.
Per salutarci uno a uno. E poi scendere dalla scaletta.
Sotto il sole c'è un piccolo gruppo di volontari locali di emergency.
Mostrano cartelli di cartone con scritto Welcome.
Romagna welcomes you. La prima a scendere dalla scaletta è Agisa, la bambina nigeriana, accanto alla mamma.
I naufraghi sono destinati a centri di accoglienza all'interno della regione Emilia-Romagna.
Ed è già qualcosa.
Non dovranno affrontare altri viaggi.
Almeno per ora.
Mi dice Sauro Forni.
[00:20:06] Speaker C: Il momento dello sbarco è sicuramente un momento di grande sollievo per loro perché finisce un percorso però in inizio è un altro che è veramente ignoto sappiamo benissimo che l'accoglienza oggi in Italia è estremamente complessa è stata definanziata sempre di più è chiaro che loro sono entusiasti purtroppo lavorando in Italia e avendo un contatto quotidiano con con persone che hanno deciso di fare questa scelta di viaggio e avendo visto spesso il fallimento di un progetto migratorio mi vien da pensare se loro ce la faranno. Ho paura che rimarranno, molti di loro rimarranno delusi o saranno costretti a una vita estremamente difficile.
Quando li salvi e sei in mare con loro Gli hai visti i sorrisi che hanno, la felicità.
C'è anche preoccupazione, ma c'è tanta voglia. Hanno un'idea di cambiare la loro vita.
E io spero che riescano veramente a cambiarla.
Devo dire che il momento che più mi piace è quando l'ultima persona tocca terra.
L'ultima persona che abbiamo salvato tocca terra e il SAR coordinator alla radio annuncia che la missione è completata. Quello è uno dei momenti che devo dire, più belli.
[00:21:32] Speaker B: Ed eccolo.
Jonathan nannì la terra, il SAR coordinator, in piedi sul ponte di comando.
Siamo tutti lì sotto.
Aspettiamo le sue parole come una formula magica.
Missione di salvataggio completata.
ma questa non è la fine della storia per gli 82 naufraghi adesso inizia un altro viaggio anche questo incerto ne ho incontrati tanti nel mio lavoro di cronista mentre provavano a raggiungere qualche parente in altri paesi europei cercando di non farsi respingere alle frontiere affrontando altri viaggi pericolosi e altri confini.
Confini fatti di neve, di scogli, tunnel dell'autostrada, sentieri impervi.
Qualcuno ce la farà.
Qualcuno rischierà ancora la vita.
Altri si troveranno chiusi dentro a centri di accoglienza poco finanziati, imprigionati in giornate vuote.
Qualcuno riuscirà a imparare la lingua, a trovare lavoro, altri no.
Tanti vivranno in un limbo, sfiduciati, soli, costretti a dormire per strada, sfruttati, percorsi tortuosi, complicati.
Ma non è questa la storia che vi abbiamo raccontato.
Questa, invece, è una storia semplice.
Quella di 82 persone che sarebbero morte in mare.
E adesso stanno scendendo quella scaletta per provare a ricominciare da capo.
[00:23:48] Speaker E: Buona fortuna.
[00:23:53] Speaker B: 72 persone vive.
Avete ascoltato La linea d'acqua, voci dal Mediterraneo centrale, un podcast scritto e raccontato da me, Erika Manna, e prodotto da Good Morning Genova.
Il fonico in studio è Rodrigo Brito.
Il montaggio e il sound design sono a cura di Erika Manna.
Le fonti degli inserti audio sono indicate nella sinossi.
Potete ascoltare La linea d'acqua su tutte le principali piattaforme audio.