Episode Transcript
[00:00:00] Speaker A: La Life Support sta navigando verso il porto sicuro assegnato.
Quale? Lo vedremo.
In questo momento gli operatori di Emergency hanno deciso di non comunicarlo ancora ai naufraghi.
Lo annunceranno durante quella che diventerà una sorta di cerimonia, una festa.
Ve lo racconterò più avanti.
Ma qui, adesso, sul ponte e nella shelter area, la pancia della nave, bisogna che i giorni passino nel modo più sereno possibile. È un tempo sospeso La paura dei naufraghi è ancora viva, presente.
Ma le tensioni iniziano a sciogliersi.
Le due bambine, Samira e Aghisa, giocano con noi, con alcune operatrici.
Samira, ve la ricordate? Silenziosa, quasi cristallizzata.
Ora resta sempre meno in disparte, corre di qua e di là.
E Sabrina, una delle volontarie, una ragazza inglese che dorme nella mia stessa cabina, ha portato dei pastelli colorati e dei fogli.
E così siamo qui, sedute sul pavimento a disegnare.
Il soggetto preferito è la nave dove ci troviamo, rossa con la scritta Emergency sulla fiancata.
Le bambine ci chiedono di disegnare sopra loro e noi, tra cuori e fiori. Qualche ragazzo più grande si avvicina, si accovaccia e prende un foglio.
Uno di loro ci chiede di poter copiare meglio la live support da una fotografia scattata dal nostro cellulare.
Il suo disegno prende forma.
È perfetto in ogni dettaglio, fin nei colori della bandiera panamense.
Sopra ha scritto LOVE IS EMERGENCY MY LOVE.
Gli faccio una foto con il disegno.
Sorride.
Ha 23 anni, arriva dall'Etiopia e poche ore più tardi racconterà la sua storia.
Dirà che qui, a Bordo, è nato una seconda volta.
Io sono Erika Manna, sono una giornalista e questo podcast si chiama La linea d'acqua, buci dal Mediterraneo centrale.
e racconta le traiettorie e le storie che si intersecano sulla rotta più pericolosa del mondo lungo questo confine invisibile che però è capace di fare la differenza tra la vita e la morte.
C'è un punto nell'area shelter della nave di emergency dove i naufraghi si fermano a lungo Al muro è appesa una grande mappa del mondo.
È qui che il loro viaggio, mesi, anni per alcuni, pagato pezzo per pezzo attraverso i debiti contratti dalle proprie famiglie, soste per lavorare e guadagnare, periodi di prigionia, torture, trova una sintesi su carta.
Qualcuno fissa quella mappa e sembra quasi incredulo.
tutta quella strada e quello che ha rappresentato, sta lì, sul muro.
Kevin è un ragazzo che proviene dal Cameroon ed è uno dei primi naufraghi salito sul gommone, il RIB 1, durante il salvataggio.
Mi mostra il suo percorso segnandolo con il dito.
Per tutti, su quella mappa, c'è un buco nero.
È la Libia.
Anche la Libia è un soggetto onnipresente nei disegni dei naufraghi.
Stop Libia, scrivono con i pennarelli, accanto all'impronta della loro mano in rosso.
I mediatori culturali Yassin Ramadafa e Chiara Picciocchi ci spiegano che non è scontato che i naufraghi decidano di raccontare il loro viaggio.
I traumi sono recenti, dolorosi.
In questa missione però sono in tanti che ci chiedono di ascoltarli.
ripetono che l'Europa deve sapere cosa accade in Libia e che se l'Europa lo sapesse, così credono, farebbe qualcosa.
Stop Libia.
Con Yasin andiamo nell'area shelter.
Qui incontriamo il ragazzo del disegno.
Preferisce che non diciamo il suo nome.
È etiope.
Magro, gli occhi luminosi, i capelli ricci.
Sembra molto più giovane dei suoi 23 anni.
Yassin traduce per noi.
Racconta che è partito dall'Etiopia, attraversato il Sudan, dove c'era la guerra, e poi è arrivato in Libia.
[00:06:04] Speaker B: Per 9 mesi era in prigione, finché le sue famiglie hanno pagato 10.000 dollari e dopo l'hanno rilasciata in prigione.
[00:06:14] Speaker A: Yassin continua a tradurre.
[00:06:16] Speaker B: Dopodiché sono stati portati con i trafficanti sempre in Tripoli. In Tripoli i poliziotti sono stati arrestati ancora. In prigione si chiama Al-Usama.
e lì stessa hanno chiesto 10.000 dollari di nuovo. Questa prigione non è una vita, non lo puoi giustificare come una vita. Ci sono persone che muoiono, che non c'è nessuna vestita, nessuna cipolla, nessuna acqua.
Sempre vengono appicchiati e se paga esce da questa prigione, e chi non paga non esce da questa prigione.
[00:06:47] Speaker A: Il ragazzo spiega che l'Europa non era nei suoi piani.
[00:06:53] Speaker B: Non avevano mai pensato di venire in Europa, però sono costretto a venire qua in Europa, perché c'è la guerra e quindi non riesco a farlo. Però quello che hanno visto in Libia è ancora più peggio della guerra.
[00:07:09] Speaker A: Si porta la mano al petto. Gli occhi si riempono di lacrime.
[00:07:17] Speaker B: Traduce Yassin.
[00:07:24] Speaker A: Dici.
[00:07:29] Speaker B: Che la cosa che abbiamo fatto noi è veramente una cosa incredibile perché lui vuol dire che è nato di nuovo in questa vita e è venuto in seconda volta perché già era morto di grasse o quello che stiamo facendo non ha parola di dire grasse.
[00:07:44] Speaker A: Non ho mai sentito una voce che mi ha chiesto di aiutarmi.
Non ho mai sentito una voce che mi ha chiesto di aiutarmi.
La compilation di Nello, il cuoco di Emergency, è oggetto di scommesse nello staff.
A bordo, in cucina, ci si chiede se sarà la giornata di Eros Ramazzotti oppure di qualcosa di più internazionale, un grande classico come Hotel California degli Eagles.
Per ogni missione, in realtà, operatori e operatrici di Emergency compongono una sorta di playlist.
Le canzoni preferite, good ones, e i cosiddetti guilty pleasures, come per esempio... E anche questo un modo per alleggerire la tensione dopo le riunioni operative e cementare il gruppo.
In questi giorni, con i naufraghi a bordo, la cucina è come sdoppiata.
Nello continua a cucinare per equipaggio e staff e l'aiuto cuoco Gabriele è fornito per i naufraghi.
Gabriele ha 35 anni, è originario di Novara e lavora da un anno con Emergency nella logistica.
È la prima persona che incontro a bordo e che mi accoglie con un sorriso e qualche battuta cogliendo il mio iniziale spaisamento.
[00:09:33] Speaker C: A marzo mi è stato comunicato che avrei potuto imbarcarmi come extra, come assistant cook e ho accettato praticamente subito. Questo perché io, un po' per mia storia, io sono metà siciliano, mi sento molto legato al Mar Mediterraneo.
Per tanti di noi il Mar Mediterraneo in realtà è il luogo delle vacanze, della felicità, ma invece è una situazione molto più tragica di questa e soprattutto quello che a me spaventa e mi fa male è l'indifferenza con cui tutto questo avviene e anche con il tacito consenso dei nostri governi, dei governi europei.
[00:10:26] Speaker A: I compiti di Gabriele cambiano a seconda della fase della missione.
In navigazione è un po' un tuttofare, mentre durante la fase di ospitalità non si ferma mai, deve preparare i tre pasti al giorno per i naufraghi.
[00:10:40] Speaker C: Diciamo che è un ruolo quello di assistant cook, che è presente senza mostrarsi troppo.
Colazione, pranzo e cena.
per un gran numero di persone, che è una prospettiva abbastanza spaventosa per una persona che, come me, è abituata a cucinare al massimo per due o tre persone.
Devo dire, è stato molto, molto faticoso, ma mi ha dato comunque una grande soddisfazione. Anche sapere che quello che hai cucinato è stato apprezzato, vista la situazione, ti rimane dentro.
[00:11:31] Speaker A: Questa missione poi non sarà come le altre perché trascorreremo la Pasqua qui, a bordo.
Molti dei naufraghi sono di fede cristiana e l'idea è di preparare un pasto speciale e pranzare tutti insieme sul ponte.
[00:11:47] Speaker C: Abbiamo cercato di fare un menù speciale.
Tutto viene comunque preparato anche ascoltando le indicazioni del team medico e dei mediatori perché comunque non va mai dimenticato che si deve agire secondo l'imperativo umanitario.
Quindi salvare vite con dignità e con rispetto.
[00:12:13] Speaker A: Dignità e rispetto.
Ci ripenso mentre salgo sul ponte al sole.
I disegni dei naufraghi sono stesi come lenzuola ad asciugare.
Alcune donne si fanno le treccine e le fanno a Rebecca Passeri, giornalista per scomodo a bordo con me.
Lei ha una cascata immensa di ricinieri, dunque le ragazze hanno molto da intrecciare.
Una di loro si chiama Marawi.
Marawi ha 24 anni, arriva dall'Etiopia.
Ha uno sguardo dritto, deciso.
La sua personalità forte, quasi magnetica, traspare dai suoi gesti.
Marawi è una delle prime che chiede di raccontarsi, di essere ascoltata.
Nel ripercorrere il suo viaggio ci aiuta anche questa volta Yasin.
[00:13:21] Speaker B: Lei dice che con altre 5 ragazze era partito con un gruppo maschi e il trafficante hanno cominciato di violenza sessuale però lei sempre rifiutava e dopo che ha detto che non dà suo corpo l'hanno picchiato mentre che viaggiava in Sara e lo dava un'acqua con benzina, non è acqua pulita, era acqua sporca senza cibo Quando chiedevano l'acqua o il cibo, vengono sempre picchiati.
[00:13:54] Speaker A: Marawi viene rilasciata, ma racconta che sul posto arrivano i poliziotti libici.
[00:14:01] Speaker B: In questo posto, prima di essere lasciati, sono venuti i poliziotti libici, però erano ancora più peggio di loro.
E quindi è una vita disumana. Ci sono donne lì che hanno perso la vita, ci sono donne dal Somalia che hanno avuto i bambini lì.
Il bambino dice che non riusciva a dargli il latte perché la mamma non ce l'aveva.
[00:14:25] Speaker A: Marawi mostra le cicatrici alla testa per i colpi e le botte.
Dice che la sua famiglia è riuscita a mandare l'equivalente di 2200 dollari per farla rilasciare.
Le chiedo dove ha trovato il coraggio.
Lei risponde attraverso Yassin.
[00:14:48] Speaker B: La forza ancora ce l'ha perché ci sono persone che non hanno trovato questa opportunità.
La forza sempre esce da quelle persone che gli ha perduto. Erano tanti ragazzi con lei quando è partita dall'Etiopia.
[00:15:05] Speaker A: E poi dice qual è il suo sogno.
aiutare la sua famiglia.
Nello, intanto, ha rimesso gli eagles.
In cucina si lavora il doppio.
Domani è Pasqua, si festeggia.
Sauro Forni, infermiere, storico ferrista di Ginostrada, ha promesso che preparerà una torta, la tenerina al cioccolato.
Sul ponte i naufraghi hanno collegato alla cassa la loro musica.
Qualcuno balla.
Ci uniamo anche noi.
Il mare è piatto.
E il profilo della costa libica, da qui, non si vede più.
Avete ascoltato La linea d'acqua, voci dal Mediterraneo centrale, un podcast scritto e raccontato da me, Erika Manna, e prodotto da Good Morning Genova.
Il fonico in studio è Rodrigo Brito.
Il montaggio e il sound design sono a cura di Erika Manna.
Le fonti degli inserti audio sono indicate nella sinossi.
Potete ascoltare La linea d'acqua su tutte le principali piattaforme audio.