Episode Transcript
[00:00:01] Speaker A: 11.
[00:00:07] Speaker B: Gradini.
La scala è ripida.
Siamo nell'area salvataggio della nave.
La scritta RESCUE AREA appare enorme, bianca, sullo sfondo rosso della fiancata.
come a dire forte, siete salvi.
Il gomone di salvataggio di emergency accosta e fa scendere i naufraghi uno alla volta. Con il giubbotto salvagente addosso iniziano a salire i gradini che portano al deck, al ponte della nave.
non è ancora la terraferma, ma per loro è il primo posto sicuro dopo giorni, mesi, per qualcuno anni.
Le persone sfilano barcollando, aggrappandosi alla ringhiera.
Una volta sul ponte, mostrano agli operatori di emergency quello che resta dei loro minuscoli bagagli, Un ragazzo ha una borraccia piena di succo di frutta, incastrata sotto la felpa.
Altri portano con sé piccoli marsupi.
Vedo una bambina.
Ha sei anni, scoprirò poi.
Si chiama Samira, arriva dall'Etiopia, con la madre.
Indossa un pigiama rosso di Spider-Man e una felpa.
Si siede sulla panca di metallo e aspetta.
Mi colpisce il modo in cui si muove.
Sembra attenta a misurare ogni più piccolo gesto.
Alza le braccia, mentre le operatrici di emergency le sfilano il giubbotto salvagente, e subito si risiede, compita, come se un suo minimo movimento potesse rompere un equilibrio invisibile.
Fragilissimo.
Attira la mia attenzione un gruppo di donne.
Vedo che si sfilano da sotto la veste tutte la stessa cosa.
Un foglio A4 plastificato.
Sopra c'è il ritratto di una madonna copta.
Una di queste signore si accorge che la sto fotografando, mi sorride, indica la Madonna e alza il pollice.
Come a dire, vedi?
Ha funzionato.
Io sono Erika Manna, sono una giornalista e questo podcast si chiama La linea d'acqua, voci dal Mediterraneo centrale.
e racconta le traiettorie e le storie che si intersecano sulla rotta più pericolosa del mondo lungo questo confine invisibile che però è capace di fare la differenza tra la vita e la morte.
[00:03:29] Speaker C: Le persone a bordo sono 82, sono 68 uomini, 14 donne e 27 minori.
La maggior parte delle persone che abbiamo assistito avevano problemi legati per lo più al mal di mare, perché erano in viaggio da 14 ore, per cui i problemi rilevati sono stati per lo più vertigini, nausea e vomito.
In questo momento le loro condizioni sono stabili.
[00:04:03] Speaker B: Martina Ferrero è Medical Team Leader.
I naufraghi ora sono sul ponte.
Le procedure sono oliate.
Come in ospedale c'è il triage per valutare lo stato delle persone.
Viene assegnato loro un codice in base al quale verranno accompagnati in ambulatorio.
Gli operatori consegnano loro dei braccialetti che indicano se hanno qualche patologia. La più comune è la scabbia.
I naufraghi scendono via via nella shelter area, la pancia della nave.
A ognuno viene consegnato un kit igienico, una tuta, una coperta color sabbia, e poi potranno fare una doccia, mangiare, ma nessuna fame per ora, e infine riposare.
Ma torniamo sul ponte, a quegli 11 gradini, I naufraghi stanno continuando a salire.
Il primo braccio, la prima mano che stringono, è quella di Flavio Catalano.
Flavio ha occhi azzurri che sorridono e una barba grigia che gli dà quell'aria da marinaio come immaginiamo nei romanzi.
Il suo ruolo è delicato, deck leader.
Significa che coordina i movimenti delle persone, lo staff e i naufraghi che arrivano sul ponte.
Ma c'è anche qualcosa in più.
E' lui la prima persona che dà il benvenuto a chi è sopravvissuto al mare.
[00:05:43] Speaker A: E' questo, secondo me, il punto focale della mia attività, perché io sono il testimone in quei momenti di quando i naufraghi salgono sulla nostra nave, si allontanano dall'acqua, si allontanano dal mare che ha rappresentato nelle ultime ore, delle volte negli ultimi giorni della loro vita, lo stile incertezza della sopravvivenza, semplicemente della sopravvivenza.
In quel momento io sono la prima persona che loro incontrano sul ponte della nave, in una posizione lontana ormai dall'acqua, in un posto che li fa sentire abbastanza sicuri, diciamo sicuri.
[00:06:31] Speaker B: La storia di Flavio è legata a doppio filo con quella di questa nave.
Prima di diventare la Life Support e di essere riadattata nei canteri di Genova per le missioni nel Mediterraneo centrale, Nella vita di prima questa imbarcazione di 51 metri era una supply vessel, una nave di supporto per rifornire piattaforme di petrolio e gas nei mari del nord.
La targa c'è ancora, è appesa nella sala riunioni, con il nome di prima, Sanko Chaser.
Ecco, anche Flavio, in un certo senso, ha riadattato la sua vita.
[00:07:19] Speaker A: Io sono pensionato, ho trascorso una carriera nella marina militare come ufficiale tecnico sia sulle navi anche sui sommergibili e quindi mi considero un marinaio.
Io sono in Emergency da quasi 20 anni e quando ho saputo che Emergency comprava una nave per attrezzarla per fare la ricerca e soccorso nel Mediterraneo mi sono subito offerto volontario per seguire i lavori che dovevano essere effettuati in cantiere a Genova per la leggera trasformazione della.
[00:07:52] Speaker B: Nave Flavio è rimasto a Genova per cinque mesi per seguire i lavori della nave e pensava che una volta completati la sua collaborazione sarebbe finita lì ma.
[00:08:05] Speaker A: Invece sorpresa grande sorpresa quando la nave stava per partire sono stato chiamato e mi è stato detto mi è stato chiesto se volevo partecipare anche all'attività operativa della nave, quindi partire insieme alla nave a fare la ricerca e soccorso di naufraghi nel Mediterraneo centrale.
Io ci ho pensato, credo, meno di due secondi e ho detto sì.
Sul momento non ho capito perché dicevo sì, ma tutte queste cose poi le ho capite dopo.
[00:08:41] Speaker B: Gli chiedo cosa gli resta di tutte quelle mani strette.
[00:08:47] Speaker A: Tendo la mano, stringo la mano a ognuno di loro, io l'ho stretta a duemila persone, più di duemila persone nella mia carriera e nella mia attività e sono felice di averlo fatto, felice delle sensazioni che ho provato in quel momento, che ho memorizzato e ho elaborato, ho metabolizzato successivamente. Ma a questo si accompagnano delle altre cose, si accompagna lo sguardo che che ci scambiamo in quel momento, si accompagnano le parole.
Ci sono persone che mi abbracciano, persone che mi baciano, persone che piangono, persone che si buttano a terra a pregare, persone che mi dicono grazie di avermi salvato la vita, che è una frase che colpisce sempre, perché sentirsi dire grazie di avermi salvato la vita da una persona che ti guarda negli occhi ti fa pensare.
Nelle volte abbiamo chiesto loro, ma lo sapevi che potevi morire tu con i tuoi figli spesso?
Parti per mare su dei mezzi che non ti danno nessuna sicurezza e qualcuno ha risposto, sì io so che potevo morire ma ho preferito rischiare di morire anziché rimanere in una situazione che non era sostenibile per me.
[00:10:09] Speaker B: Sono 82 le persone salvate dal mare tra loro ci sono 11 donne 27 minori di cui 24 non accompagnati e uno è un ragazzino di 13 anni e poi un bambino di 10 anni e due bambine di 6 una l'abbiamo già incontrata sul ponte ricordate in pigiama si chiama samira queste prime ore osserva tutto con circospezione, scruta le operatrici e soprattutto l'altra bambina che ha la sua stessa età.
Si chiama Agisa, è nigeriana, è partita anche lei con la mamma incinta e dopo poche ore è già la mascotte della nave.
Salta, abbraccia gli operatori e le operatrici, ripete ogni parola che sente e canta.
[00:11:00] Speaker A: Samira.
[00:11:21] Speaker B: Aghiza e tutti i naufraghi sono partiti la notte prima dalla costa libica, da Zawiya alle 2 prova a fare uno sforzo di immaginazione, a figurarmi quel gommone beige a motore, all'operazione complicata di salire a bordo incastrandosi e restare poi immobili per ore in quel mare nero, tutt'altro che calmo.
Nei miei primi giorni sulla live support abbiamo incontrato brutto tempo che sullo schermo era una macchia fucsia che provavamo a costeggiare.
[00:12:09] Speaker A: Le.
[00:12:19] Speaker B: Onde sono arrivate fino a due metri e mezzo e io non mi ero mai trovata in quella situazione.
è come sentirsi in una scatola che si scuote e tu non puoi uscire.
Nella cabina, ognuna con sei cucette, il bagno in comune con l'altra cabina da sei, è anche peggio.
Perché più lo spazio è piccolo e più sembra di perdere ogni equilibrio.
Nello, il cuoco, un signore di settant'anni originario di Costanza, che con Emergency in fin della prima missione ci suggeriva di mangiare e bere poco, continuava a sfornare focaccia salata e a portarci banane.
Per tenere sotto controllo la nausea, poi, ci sono le pastiglie di xamamina.
Eppure, nella mia cabina, la sera quasi tutti vomitavano, dentro sacchetti di plastica sigillabili.
E la notte, mentre le onde non smettevano di sballottarmi nella cucetta, a un certo punto guardando dall'oblò mi sono detta, ma chi me l'ha fatto fare?
E poi subito mi sono vergognata di questo pensiero.
Là fuori qualcuno, in quello stesso momento potrebbe essere in mare.
E la sproporzione del mio privilegio mi è arrivata addosso come uno schiaffo.
in mare, altro che cucetta, pastiglie per la nausea, banane, in mare su un gommone sgonfio tutti appiccicati nel nero della notte, a rischiare la vita.
[00:14:01] Speaker D: Siamo nella shelter area che è dove i naufraghi vengono condotti dopo essere stati accolti dall'open deck.
È il primo posto sicuro che incontrano perché è un ponte coperto a cui dopo una breve registrazione per verificare nazionalità, età e ricongiungimento dei nuclei familiari verranno date coperte, acqua e successivamente dei kit con una tuta, un asciugamano, uno spazzolino da denti e inoltre faranno tutta la durata della loro permanenza qui a bordo, tre pasti al giorno, attività tra loro e con le persone degli ospitali di Timm e finché non ci verrà assegnato il POS verranno condotti in un posto sicuro in Italia.
[00:14:50] Speaker B: Virginia Gatto è medico.
Fa strada nella shelter area, la pancia della nave, dove si trova l'ambulatorio per le visite e dove i naufraghi si sistemano per la notte, avvolti dalle coperte di lana beige.
Provengono da Sudan, Eritrea, Etiopia, Ghana, Nigeria e Togo.
E le loro storie le ascolteremo poi.
[00:15:12] Speaker D: Di solito i casi che vengono trattati qui riguardano ostioni da carburante e acqua di mare, traumi dal viaggio che hanno subito. Siamo pronti anche ad affrontare situazioni più gravi perché la clinica è prerisposta per poter effettuare piccole manovre rianimatorie che potrebbero occorrere nel caso di rottura delle navi in distress o peggioramento delle condizioni di.
[00:15:45] Speaker E: Una persona a bordo.
[00:15:46] Speaker B: Una volta avvenuto il salvataggio la nave è come divisa in due la parte cosiddetta sporca dove operatori e operatrici devono entrare indossando una tuta e con la mascherina e la parte cosiddetta pulita.
[00:16:03] Speaker A: È.
[00:16:03] Speaker B: Una misura necessaria, una precauzione per evitare contagi.
I naufraghi a bordo stanno bene, ma alcuni hanno la scabbia e una donna è già in cura per la TBC.
Il gesto mano a mano diventa automatico. Togliere, mettere la tuta, disinfettare le sole delle scarpe.
A darsi da fare con i turni c'è Leonora Splendi, detta Elo.
Agisa, la bambina nigeriana di 6 anni, ha imparato subito il suo soprannome e ha appena disegnato una barca dove sopra ci sono lei, sua mamma ed Elo.
Eleonora ha 26 anni e si è imbarcata come volontaria.
[00:16:50] Speaker E: Sono un neomedico, mi sono appena laureata con una tesi in collaborazione con Emergency.
Dall'esperienza della tesi poi sono diventata volontaria e sono qui in qualità di volontaria, quindi un po' tutto fare. Il mio obiettivo nella vita sarebbe quello di diventare un medico a bordo di questa nave, quindi è sempre stato un mio grande sogno. Avevo il poster della Life Support in camera e appena sono diventata volontaria, appena sono entrata dentro Emergency per fare la tesi, ho espresso chiaramente questo desiderio Lì.
[00:17:19] Speaker B: Nella sala Shelter, che ronza senza sosta nelle nostre orecchie, le chiedo perché è importante essere qui, oggi.
[00:17:28] Speaker E: Proprio come principio etico e morale, quello che si fa gratuitamente senza nessun tipo di lucro e l'esserci, l'esserci con valori condivisi, portare azioni condivise, unite, penso che in questi tempi sia l'unica forma di resistenza che abbiamo. Non ci sono più i partigiani, questo è il nostro modo di resistere ai tempi che corrono. Noi qua siamo in 29, ma siamo in 29 che salvano altre X persone e il nostro pezzo lo stiamo facendo e nel farlo resistiamo in maniera molto concreta a quell'idea di fascismo che c'è adesso e di odio.
L'equipaggio qui è molto giovane e quindi mi dà speranza.
[00:18:15] Speaker B: Aghisa, la bambina nigeriana, la chiama e le salta il collo.
Hanno lasciato il gioco dei legua a metà.
Samira resta a guardare, più indisparte, ancora silenziosa.
Noto che non indossa la tuta di emergency, ma un altro pigiama, questo è rosa, con sopra dei coniglietti.
E penso che sua mamma deve averli portati con sé, piegati dentro un minuscolo bagaglio.
con l'essenziale e due pigiami puliti per la bambina ed è un po' un altro modo per dire speranza Avete ascoltato La linea d'acqua, voci dal Mediterraneo centrale, un podcast scritto e raccontato da me, Erika Manna, e prodotto da Good Morning Genova.
Il fonico in studio è Rodrigo Brito.
Il montaggio e il sound design sono a cura di Erika Manna.
Le fonti degli inserti audio sono indicate nella sinossi.
Potete ascoltare La linea d'acqua su tutte le principali piattaforme audio.